venerdì 16 marzo 2018

CARTELLE DI PAGAMENTO VIA PEC? IL COSTO È UGUALE: CI GUADAGNA SOLO IL FISCO

È una vergogna! Solo in Italia le nuove tecnologie non portano risparmio alle famiglie: la PEC, che dovrebbe fare risparmiare sui costi di invio di ogni notizia,  è fonte di guadagni solo per l’ente di riscossione!


Normalmente scegliere di ricevere le comunicazioni bancarie o le bollette di luce e gas significa ridurre i costi relativi alla spedizione delle comunicazioni stesse. Il ragionamento però non vale se si tratta delle comunicazioni ricevute da parte del Fisco, dato che la tariffa di consegna resta fissa a 5,88 euro, indipendente che la notifica arrivi via PEC o attraverso il tradizionale sistema postale. 

L’importo è stabilito per legge, con il Dlgs 112/1999 (e successivi aggiornamenti), e non prevede al momento sconti o tariffe ridotte per le spedizioni via PEC. Il costo della singola notifica è stato aggiornato l’ultima volta nel 2007, e genera una fonte di guadagno continua e costante, di cui però beneficia solo l’agenzia di riscossione. Equitalia nel bilancio 2016 (l’anno in cui è scattato l’obbligo di ricorso alla PEC per imprese e professionisti) ha segnalato un risparmio di 14,5 milioni di euro ottenuto dalla diminuzione del 15% delle spedizioni postali, ottenuto proprio grazie al ricorso alla PEC. Nei primi sei mesi del 2017, il risparmio dovuto alla riduzione del 43% dei volumi postali è stato di ben 18,6 milioni di euro. 

L’utilizzo della PEC nei processi di notificazione degli atti amministrativi, in particolare di quelli tributari, ha l’obiettivo di aumentare l’efficienza e ridurre i costi, grazie anche all’obbligo di notifica degli atti di riscossione destinati alle imprese individuali o costituite in forma societaria e ai professionisti iscritti in albi ed elenchi tramite PEC. Per i privati invece l’utilizzo della PEC scatta solo su esplicita richiesta del cittadino. 

Durante la sperimentazione avvenuta nel 2013 il bilancio di quell’anno spiegava la riduzione delle spese postali non solo con l’andamento della gestione operativa, ma anche con i «minori costi per stampa e elaborazione dati, per effetto del sempre maggiore utilizzo della notifica a mezzo PEC». Di conseguenza possiamo affermare che i costi di notifica non saranno modificati a breve, dato che la PEC è fonte di guadagni per l’ente di riscossione.

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venerdì 15 dicembre 2017

LA BOSCHI, BANCA ETRURIA, VELENI E SOSPETTI

Il caso Banca Etruria torna ad infiammare il dibattito politico. A dare fuoco alle polveri l'audizione di Giuseppe Vegas davanti alla Commissione di inchiesta sulle banche. Il presidente della Consob ha riferito di aver incontrato l'allora ministra Maria Elena Boschi e lei "espresse preoccupazione, perché a suo avviso l'aggregazione con la Popolare di Vicenza avrebbe provocato problemi" alle aziende che operano sul mercato dell'oro ad Arezzo.


"Io - ha aggiunto - non potevo dire nulla, Consob non può intervenire sull'aggregazione delle banche. Lei mi ha illustrato la situazione, io le ho detto che non potevano fare nulla. Fu un incontro generico". Vegas ha chiarito che da parte di Boschi non ci fu "alcuna pressione" relativa alle preoccupazioni di una eventuale fusione tra Banca Etruria e Banca Popolare di Vicenza ma "solamente l'esposizione del fatto".



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Ma l'opposizione non ci sta e chiede le dimissioni della sottosegretaria alla presidenza del Consiglio. Boschi interviene a 'Otto e Mezzo' su La7 e ribadisce: sulle banche "nessun favoritismo nei confronti di mio padre e della mia famiglia, il governo di cui facevo parte ha commissariato il Cda di Etruria, mandando a casa tutti, compreso mio padre". E a chi le sollecita un passo indietro risponde a chiare lettere: "Non lascio non perché sono attaccata alla poltrona ma perché sono attaccata alla verità e non è giusto che io lasci perché qualcuno racconta bugie".

Sul presidente della Consob, Boschi poi rivela: "Ho incontrato Vegas all'inizio del mio mandato come tutte le altre autorità, ci sono stati più incontri e abbiamo parlato del sistema bancario, non di Etruria. Forse Vegas si è scordato, ma ho i messaggini, il 29 maggio 2014 lui mi chiese di incontrarci in modo inusuale a casa sua alle 8 di mattina. Io ho detto no, semmai alla Consob o al ministero".

"Non ho chiesto nulla che eccedesse il mio ruolo - rimarca - non sono pentita di aver parlato con Vegas. Posso aver espresso preoccupazioni per una operazione che sarebbe stata fallimentare, quella della messa insieme di Etruria e Vicenza, c'era preoccupazione sul territorio, ma questo in una chiacchierata senza pressioni, e lo ha detto Vegas. Dopo, Etruria è stata commissariata, qual è il favoritismo?".

Fonte: ADN Kronos

lunedì 27 novembre 2017

CRAC BANCHE VENETE: LA COLPA DEL MONDO DEL CALCIO

Colpa anche del mondo del calcio se i piccoli risparmiatori ci hanno rimesso i propri risparmi. 


Tre banche, cinquecento nomi, 10,3 miliardi. Di prestiti andati a male. Sono i numeri da capogiro di una inchiesta condotta da La Stampa sugli elenchi dei grandi debitori delle tre banche - Monte dei Paschi, Popolare di Vicenza e Veneto Banca - per salvare le quali i contribuenti hanno cacciato 10,6 miliardi di euro. Elenchi in cui compaiono tanti nomi familiari al grande pubblic perché legati al mondo più popolare che c'è: quello del calcio.


Tra i grandi debitori delle banche alcuni campioni dello sport - tra tutti Roberto Bettega, debitore con Veneto Banca, e Sebastian Giovinco e Vincenzo Iaquinta, soci di una partecipata esposta nei confronti di Popolare di Vicenza - ma anche imprenditori del mondo del pallone come la famiglia Sensi e Maurizio Zamparini, proprietario del Palermo, del Venezia e del Pordedone. 

La Italpetroli, all'epoca in cui apparteneva ai Sensi (ora è di Unicredit) si espose, secondo il quotidiano, per 73 milioni di euro per sostenere la Roma. Due invece le società che fanno capo a Zamparini: la Mare Monte Grado, che deve 60 milioni di euro alla Bpvi, e la Gasda, che deve altri 60 milioni d Monte Paschi. Con la banca senese sono esposti anche i Mezzaroma, costruttori e propietari del Siena quando militava in serie A (per 27 milioni) e Fabrizio Lori, proprietario del Mantova attraverso la Nuova Pansac, che ha lasciato un buco di 31,7 milioni.

Non sono ovviamente solo le società sportive ad aver affossato i conti delle banche. Secondo l'inchiesta della Stampa ci sono pezzi di enti locali, come Riscossione Sicilia, che deve a Mps 237 milioni, o la romanissima Atac, esposta per 49,5 milioni. Bazzecole in confronto agli 85 milioni che la società Bagnolifutura - incaricata della riqualificazione dell'area e che fa capo a Comune di Napoli e Regione Campania - deve alla banca senese.

Un discorso a parte merita Sorgenia: pesa sui conti di Mps per 318 (Sorgenia Power), 41 (Sorgenia Spa) e 49,5 milioni (Tirreno Power, al 50% in quota Sorgenia). Ma anche il mondo delle Coop non scherza: grava per 183 milioni tra esposizioni del colosso edile Unieco e quelle della di Holmo, la holding che controlla Unipol 

Con Veneto Banca sono esposti la Saia di Verbania, che avrebbe dovuto - senza successo - rilanciare il polo industriale piemontese e ora deve all'istituto 5,3 milioni.

Del resto, il crac delle banche Venete, SDL Centrostudi lo aveva annunciato da tempo nell'articolo:

CRAC BANCHE: I NOMI DEI PRIMI CENTO DEBITORI DEL MONTE DEI PASCHI

Il presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle banche, Pier Ferdinando Casini, ha immediatamente secretato la lista dei grandi debitori del Monte dei Paschi di Siena che gli hanno consegnato venerdì 23 novembre Marco Morelli e Alessandro Falciai.


Un segreto durato veramente poco, visto che la lista è finita nel giro di qualche ora nelle redazioni dei giornali nazionali. Sia Il Tempo che Libero l'hanno pubblicata integralmente nelle edizioni del 25 novembre.

Secondo Casini:
''Il tumore sono i banchieri che si sono comportati male''
SDL Centrostudi ha spiegato
Perché le Banche salvano i Manager e rovinano i Risparmiatori


Nella lista ci sono i nomi dei primi cento soggetti che hanno ottenuto ingenti somme dalla Banca e non le hanno restituite completamente.

Questi i primi dieci nomi della lista, (per visionare l'elenco dei 100 debitori, vi segnaliamo l'articolo su Il Tempo) i soggetti di riferimento delle società, l'esposizione lorda al 30 settembre 2017 e quella netta alla stessa data.





Come afferma il quotidiano Il Tempo: "Ci sono i big dell’industria italiana, enti locali e fondi immobiliari. Sono i clienti che hanno preso soldi dal Monte dei Paschi di Siena, evidenziati nell'elenco (sotto chiave) della commissione d'inchiesta sulle banche pubblicati in questa gallery. Un quadro fedele dei primi 100 debitori di Rocca Salimbeni.

Tra i big Sorgenia di De Benedetti, coop, fondi, Atac e enti pubblici. Alcuni per la Guardia di finanza sono "cattivi pagatori", altri cercano di rientrare. Le cifre sono folli. Si arriva anche a centinaia di milioni erogati e mai rivisti". 


1) Sorgenia Power spa (Banche diventate socie per la ristrutturazione 2015) euro 318.921.962 (233.231.913)
2) Rizzo Bottiglieri de Carlini Armatore (Pillastrone Italy Spa) euro 255.233.871 (114.794.355)
3) Riscossione Sicilia (Regione Sicilia) euro 237.549.986 (142.193.885)
4) Giuseppe Bottiglieri Shipping Co (Famiglia Giuseppe Bottiglieri) euro 120.304.058 (19.470.321)
5) Unieco Società Cooperativa (Unieco Capogruppo) euro 109.574.740 (32.277.882)
6) Sansedoni Siena Spa (Fondazione Mps) euro 103.447.666 (47.426.107)
7) Interporto Campano Spa (Prelios 24,75%) euro 97.227.315 (92.800.560)
8) Bagnoli Futura Spa (Comune di Napoli, Provincia e Regione) euro 85.049.617 (29.864.971)
9) Holmo spa (Mondo cooperativo di produzione e lavoro) euro 83.160.954 (40.596.482)
10) Gestioni Armatoriali Spa (Bazzi-Coccia-Mattiello) 81.969.101 (23.852.253)

martedì 7 novembre 2017

MONTE DEI PASCHI: CARENZA NEI CONTROLLI

Durante le audizioni della Commissione Banche incaricata di chiarire la sequenza di eventi che ha richiesto il salvataggio pubblico di Monte dei Paschi di Siena, il numero uno della Vigilanza di Bankitalia, Carmelo Barbagallo ha dichiarato che “Se non si può intervenire sul prezzo, francamente risulterebbe contradditorio segnalare problemi. Se non si ha la possibilità di valutare il prezzo men che men si può dire che il prezzo non è congruo, non sarebbe serio”. 



Inoltre il capo della vigilanza di Bankitalia ha spiegato che non è materialmente possibile consegnare a Consob gli esiti di tutte le ispezioni sulle banche: “Ne facciamo circa 250 l’anno. Se inondassimo Consob dei nostri rapporti la metteremmo in forte difficoltà”.

In ogni caso, Barbagallo ha aggiunto che non sono state fornite informazioni ai “colleghi” di Consob “perché ritenemmo i problemi superabili”, senza contare che l’ispezione del 2001 è avvenuta in “un’epoca molto lontana”.

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Barbagallo ha sostenuto la linea che gli amministratori delle banche coinvolte abbiano "ripetutamente occultato importanti informazioni alla vigilanza, di cui hanno deliberatamente disatteso le richieste". Nonostante ciò e "malgrado l'indisponibilità di poteri investigativi commisurati alla gravità dei comportamenti", ha aggiunto, "è stata la Vigilanza della Banca d'Italia ad aver rilevato le criticità che connotavano le due banche: crediti erogati con modalità anomale, non di rado in conflitto di interessi; inadeguate modalità di determinazione del prezzo delle azioni; operazioni di ricapitalizzazione cosiddette 'baciate' non dedotte dal patrimonio”.


Nel proprio intervento il dg della Consob, Angelo Apponi, ha detto alla Commissione che la Consob ha fatto in modo che nei
prospetti degli aumenti di capitale fatti dalle due banche per salvarsi quando erano oramai sull’orlo del baratro, ci fosse scritto che il price/book value era troppo alto, segnale che c’erano anomalie nella valorizzazione delle azioni. Di più, secondo Apponi, non si poteva fare.



Ma cos’è il price/book value?


Secondo quanto riportato sul sito borsaitaliana.it, è il rapporto tra il prezzo di mercato (quotazione) di un'azione e il valore del capitale proprio della società risultante dal bilancio (valore di libro) per azione. Il valore di price/book da sempre attrae l'attenzione degli investitori. I titoli venduti a un prezzo ampiamente inferiore al valore contabile del patrimonio netto sono in genere considerati buoni candidati per portafoglio sottovalutati; al contrario, quelli venduti ad un prezzo superiore al valore contabile, sono l'obiettivo di portafogli sopravvalutati.

mercoledì 27 settembre 2017

SDL CENTROSTUDI SOSTIENE IL "PROGETTO LEGALITÀ"



L'Associazione Bang (cultura della legalità) con SDL Centrostudi, partner dell’iniziativa, organizza il 5 ottobre 2017 alle ore 21.00 a Cernusco Lombardo, in provincia di Lecco, la giornata di studio “La corruzione spuzza". Ne parla anche la testata Finanza e Business.  

Ospiti della serata:

Raffaele Cantone (Presidente dell’Autorità Nazionale AntiCorruzione)

Francesco Caringella (Consigliere di Stato)

Presso il Cine-Teatro San Luigi

Via Lecco, 45. Cernusco Lombardo (LC)


Ad accompagnare gli ospiti vi saranno Piero Calabrò e Roberto Romagnano, co-organizzatori e responsabili del “Progetto Legalità” (www.progettolegalita.com), che dal 2012 si propone l'obiettivo di una riflessione collettiva e partecipata in Lombardia sui temi della corruzione e della presenza mafiosa nell'economia, nella politica e nella società.

L’ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti e come di consueto sarà possibile seguire la diretta streaming sulla pagina Facebook @progettolegalitabrianza o il live twitting sul profilo Twitter di Progetto Legalità.

SDL Centrostudi, partner dell’iniziativa, è una società all’avanguardia specializzata nell’analisi delle problematiche attinenti i rapporti con il sistema finanziario e bancario e nella lotta all’anatocismo, di ristrutturazione del debito delle imprese, del sovraindebitamento, dell’esdebitazione e di ogni aspetto del contenzioso tributario, offrendo sostanziali e concrete soluzioni.


venerdì 28 luglio 2017

RUOLI, CHI CAMBIA IDEA SULLA ROTTAMAZIONE PERDE GLI SCONTI MA PAGA A RATE

Un  interessante articolo, pubblicato dal Quotidiano del Fisco del Sole 24 Ore, relativo alle conseguenze del mancato pagamento della prima rata della rottamazione. Ringraziando l’Avv. Andrea Ziletti per la segnalazione.


Se si omette il pagamento di fine luglio della rottamazione , la ripresa della dilazione precedente avviene suddividendo il debito residuo nelle rate non pagate del piano originario. 

Inoltre, con il versamento della prima rata, il fermo amministrativo dei veicoli viene sospeso alla pari di ciò che accade nelle dilazioni ordinarie. Se si decade dalla definizione dei ruoli in occasione delle rate successive non è più possibile dilazionare il debito residuo, a meno che l’istanza ...

L'articolo sulla pagina "rassegna stampa" di SDL Centrostudi