giovedì 10 dicembre 2015

SDL CENTROSTUDI CONTRO INGIUSTA SEGNALAZIONE ALLA CENTRALE RISCHI DELLA BANCA D'ITALIA

Ennesima vittoria dell’avv. Biagio Riccio, che ancora una volta mette in contraddizione i giudici della Sezione VI civile del Tribunale di Milano e fa giurisprudenza.



Siamo lieti di pubblicare un’ordinanza ottenuta in un procedimento cautelare per ingiusta segnalazione del nominativo del cliente alla Centrale Rischi della Banca d’Italia.
Nel caso di specie il ricorrente, con procedimento ex art. 700 cpc, lamentava l’ingiusta segnalazione da parte dell’istituto di credito alla Centrale Rischi della Banca d’Italia, sebbene lo stesso Tribunale di Milano già in due precedenti giudizi – seguiti sempre dallo studio legale Riccio – avesse escluso la sussistenza del presupposto “sofferenza”, per il medesimo assistito, sia pure verso due diverse banche.

Segnatamente, ciò che è interessante nel caso oggetto della presente nota, sta nel fatto che la segnalazione del nominativo aveva già costituito oggetto di due ricorsi ex art 700 cpc tra le stesse parti.

Tuttavia, i due procedimenti erano stati devoluti alla cognizione di due Magistrati diversi che avevano, con motivazioni differenti tra loro, in parte ritenuto inammissibile il procedimento ed in parte respinto la domanda. Inoltre, veniva altresì presentato reclamo al collegio, che rigettava comunque la domanda.

Ciononostante, l’avv Riccio ha ripresentato il ricorso, di cui all’ordinanza del 10.11.15 che si allega, adducendo quale elemento sopravvenuto ex art. 669 septies c.p.c. il diniego di concessione di affidamento e di rilascio di carta di credito comunicato da altra banca nel mese di settembre, desumibile dalla corrispondenza intercorsa e prodotta in udienza.
Va da sé che la nuova allegazione relativa al “periculum in mora”, ha reso ammissibile il ricorso, con accoglimento della domanda.

L’ordinanza di rigetto di istanza di provvedimento cautelare pronunciata dal giudice, ai sensi dell’art. 669-septies c.p.c., secondo il rito della c.d. procedura uniforme di cui agli artt. 669-bis/669-quaterdeciescpc, essendo reclamabile, non può essere impugnata in Cassazione non trattandosi di un provvedimento di tipo decisorio.
Si ricorda che il ricorso straordinario per Cassazione, ai sensi dell’art. 111 Cost., è ammesso soltanto contro provvedimenti connotati dai caratteri della definitività e della decisorietà, nel senso che siano in grado di incidere con efficacia di giudicato su situazioni soggettive di natura sostanziale.
Ne deriva che esso non è proponibile avverso l’ordinanza adottata dal tribunale in sede di reclamo contro un provvedimento di natura cautelare, quale che ne sia il contenuto, trattandosi di decisione munita di efficacia temporanea, in quanto condizionata all’instaurazione e all’esito del giudizio di merito (v. anche Cass. 27.4.2010 n. 10069).
Tuttavia, come sopra analizzato, l’ordinanza di rigetto nel procedimento cautelare, anche in sede di reclamo, non preclude la riproposizione dell’istanza cautelare, purchè la domanda si fondi su nuove allegazioni che dimostrino il mutamento delle circostanze e vengano dedotte nuove ragioni di fatto e di diritto ( cfr. art. 669 septies).
Questo caso – vinto anche grazie alla caparbietà dell’avv Riccio – mette in rilievo che l’ordinanza di rigetto non impedisce la riproposizione dell’istanza per il provvedimento cautelare, quando si verifichino mutamenti nelle circostanze o vengano dedotte nuove ragioni di fatto o di diritto, rispetto ai precedenti giudizi.
Inoltre, il ricorso è stato comunque dichiarato ammissibile con riferimento alla pendenza della causa di merito, nella quale era stata anche emessa dal giudice incaricato l’ordinanza di ingiunzione di pagamento ex art. 186 ter c.p.c. provvisoriamente esecutiva per l’importo di € 73.456,25 sulla domanda riconvenzionale della banca.
In tale giudizio, la parte istante non aveva proposto la domanda di accertamento dell’illegittimità della segnalazione e la conseguente domanda risarcitoria, per cui risultava ammissibile la proposizione del ricorso come procedimento cautelare “ante causam”, come strumentale al giudizio di merito sulle nuove domande.
In sostanza , la difesa dell’avv. Riccio ha rimarcato i seguenti aspetti:

1) innanzitutto, l’illegittimità del comportamento dell’istituto bancario, i cui presunti crediti erano debitamente confutati, in quanto oggetto di contestazione sempre presso lo stesso Foro meneghino per un procedimento di accertamento negativo delle somme;
2) che detta contestazione ha comportato che l’intermediario abbia declinato la posizione del patrocinato a sofferenza, quanto il medesimo non versava in uno stato d’insolvenza, come dimostrato dai precedenti provvedimenti collegiali del Tribunale di Milano;
3) ha messo in evidenza come la segnalazione fosse fortemente pregiudizievole, al punto tale che le altre banche non concedevano alcuna linea di credito al cliente;
4) ha illustrato e documentato i motivi sopravvenuti nel nuovo ricorso, evidenziando il mutamento delle circostanze relative al fumus boni juris, ma anche al periculm in mora.

Nota dell’avv. Monica Mandico

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3 commenti:

  1. La Centrale Rischi pubblica è gestita dalla Banca d'Italia; quella privata, invece, fa capo alla SIA (Società Interbancaria per l'Automazione).

    Esistono, infine, alcune Centrali Rischi private non disciplinate da alcuna norma, nel caso di richiesta di finanziamenti per importi inferiori a 30.000 euro, come CRIF, CTC ed Experian. Grazie ai dati offerti al sistema bancario e finanziario dalle migliori banche dati, gli istituti di credito o finanziari possono conoscere in tempo reale la posizione creditizia del cliente che ha fatto richiesta di un prestito, di una rateizzazione per l'acquisto di un bene di consumo, o di una semplice erogazione di carta di credito.

    È possibile quindi che un soggetto (persona fisica o persona giuridica) abbia bisogno di un prestito o di un finanziamento, ma non possa o non riesca ad ottenerlo in tempi congrui, perché inserito in "blacklist" come cattivo pagatore. Va, innanzitutto, precisato che non sempre le segnalazioni si rivelano legittime. Il soggetto che intendere effettuare in maniera corretta la segnalazione “a sofferenza” nella Centrale Rischi di un cliente deve adempiere a precisi obblighi, ispirati a perizia, prudenza e diligenza. In primis, deve verificare che la non solvibilità del cliente non consista in un mero inadempimento, ma sia il risultato di altri fattori, come la sussistenza di protesti, la pendenza di procedure esecutive, che evidenzino l'impossibilità di produrre reddito e la scarsa liquidità del soggetto segnalato. L'ente segnalante, poi, deve informare preventivamente il debitore per iscritto, con comunicazione specifica e puntuale inviata a mezzo raccomandata.

    Tale avvertimento è di importanza fondamentale giacchè il cliente è messo nella condizione di onorare il suo debito prima che si verifichi la segnalazione, riuscendo così ad evitarla.

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  2. Negli ultimi anni sono aumentati i problemi che vedono coinvolte le banche: la crisi economica e finanziaria aggrava progressivamente la situazione dei clienti con un debito degli istituti di credito, e produce – come effetto collaterale – un aumento delle cause come extrema risorsa per evitare l’insolvenza.

    Capita però che tali comunicazioni non avvengano nel rispetto dei presupposti che le legittimano, determinando in capo ai clienti bancari danni di cui viene chiesto il risarcimento. La giurisprudenza si trova così, con una certa frequenza, ad affrontare la questione di quali danni possano essere risarciti.

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  3. Considerata la sua potenzialità dannosa, dunque, la segnalazione alla Centrale dei Rischi delle posizioni “a sofferenza”, per quanto oggetto di un obbligo posto a carico della Banca, deve essere effettuata con particolare attenzione e circondata da tutte le cautele necessarie “al fine di non escludere dal sistema del credito un soggetto che risulti invece del tutto meritevole”.

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