martedì 6 dicembre 2016

REFERENDUM E BANCHE: LA CRISI È VICINA?

Le Borse europee viaggiano in rialzo due giorni dopo il referendum che ha sancito la vittoria del No.

Il tanto temuto crollo non c’è stato ieri, il Ftse Mib ha tenuto e ora guadagna più di due punti percentuali. A soffrire dopo il referendum sono stati sia il comparto bancario che i rendimenti del Btp, anche se sostenuti dall’acquisto massiccio da parte della BCE.




Al referendum confermativo sulla riforma costituzionale ha stravinto il voto contrario degli italiani. Ma quali sono state le reazioni della Borsa Italiana e degli altri principali listini? Lo spread è tornato a scendere oggi, mentre nella sessione di ieri il rendimento del Btp 10 anni è schizzato velocemente in apertura.

A due giorni dall’esito del referendum gli occhi continuano ad essere puntati sulle principali Borse mondiali ma soprattutto sulla Borsa Italiana. A focalizzare l’attenzione è anche lo spread Btp/Bund, soprattutto in virtù delle nefaste previsioni cui diversi strategist avevano dato vita prima del referendum. Il differenziale ha aperto ieri con un balzo a 170 punti per chiudere la sessione a 166.70 - attualmente è in ribasso del 5% a quota 160.

Come previsto infatti, è stato il comparto bancario a pagare il prezzo più alto della vittoria del No al referendum. Se saltasse l’operazione di salvataggio di MPS, salterebbe MPS e con la banca senese rischierebbe di saltare buona parte del sistema bancario italiano. Al momento però dalla riunione milanese degli advisor negli uffici di Mediobanca è filtrata la voce che le banche hanno deciso di far slittare di tre-quattro giorni ogni decisione in merito, anche per permettere ai possibili “anchor investor” (ammesso che esistano) di valutare l’evoluzione politica alla luce delle dimissioni annunciate del governo Renzi.

REFERENDUM: LA REAZIONE DEL MERCATO 

Con l’annuncio delle dimissioni di Matteo Renzi arrivate poco dopo la mezzanotte l’euro scivola a quota 1,05 sul dollaro, ritornando poi a 1,07 nella giornata di lunedì. La netta vittoria del No che ha spinto il premier a farsi da parte, ha anche spinto gli investitori a riposizionarsi su uno scenario di incertezza. Dopo il discorso del premier la moneta unica europea ha rimbalzato in modo evidente. In profonda difficoltà è andato, come previsto, soprattutto il comparto bancario. L’andamento delle prossime settimane però sarà segnato dal modo in cui sarà gestita la crisi politica italiana. Se il presidente della Repubblica e i partiti riusciranno ad indicare una via per uscire dall’impasse, il mercato non potrà che festeggiare.


REFERENDUM: COSA ACCADRÀ ORA ALLE BANCHE? 


Durante la prima seduta di borsa post referendum l’aspetto che più colpisce è il profondo rosso dei bancari, le vere vittime delle dimissioni del premier Renzi.

Se c’è qualcuno, infatti, su cui peserà negativamente la sconfitta del Governo e la fase di incertezza, sono proprio le banche italiane. Al Governo si può infatti imputare la perdita di tempo prezioso nella risoluzione dei problemi strutturali del comparto bancario, in equilibrio precario e i cui problemi sono sempre stati sottostimati e mai affrontati come, invece, la situazione di emergenza avrebbe richiesto.

E ora nel momento di maggior instabilità finanziaria del Paese i problemi non sono più rinviabili. Il simbolo di questa situazione è MPS, croce e delizia del sistema bancario italiano.

Se l’aumento di capitale dovesse saltare, la strada per MPS sarebbe segnata: aiuto di Stato e risoluzione con tanto di bail-in. Nei giorni scorsi infatti, è andata avanti la trattativa con le autorità europee per mettere a punto un piano B che preveda la nazionalizzazione della banca e un bail-in il più possibile soft per famiglie e piccoli investitori travolti dalla gestione malata dell’istituto.

Ma l’eventuale risoluzione di MPS comporterà una reazione a catena su tutto il sistema, che crollerebbe come un castello di carte.

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